Tra sostenibilità aziendale e green washing

di Carmela Gasparre

 

Quali sono le prossime frontiere e le sfide della sostenibilità aziendale e della responsabilità d’impresa?

Questa è la domanda principale alla quale il 31 Ottobre scorso, a Milano, il 1° Forum della Sostenibilità ha tentato di dare risposta, riunendo, aziende, top manager, professionisti della comunicazione e imprenditori.

Quel che è apparso chiaro, al termine di una giornata d’incontri nella quali si sono alternati nella discussione 41 relatori e sono stati illustrati 19 tra best practice e case history, è che agire secondo un codice etico e morale è ormai una necessità inderogabile.

Anche i consumatori o fruitori di servizi sono ormai in grado di discernere tra la reale sostenibilità d’impresa e il green washing. A essere “premiate”, infatti, sono soltanto le aziende per le quali la responsabilità ambientale e sociale è diventata abitudine quotidiana. Creare un’immagine positiva, ingiustificata, senza una reale riduzione dell’impatto ambientale (green washing) nulla ha a che vedere con creare un’azienda sostenibile. Come ha ricordato Maria Grazia Persico, amministratore unico di MGP cultura, immagine e comunicazione, «il mercato non perdona messaggi non coerenti in tema di comunicazione ambientale».

Per le aziende, in particolare per quelle di piccole dimensioni, però, esiste il problema della comunicazione ambientale sia ai fruitori ultimi dei beni e servizi, sia in termini di bilancio aziendale.

Intanto, è importante fare tesoro delle esperienze raccontate nelle case history del Forum della Sostenibilità: dal patto di Gucci per l’utilizzo di materie prime locali e per il mantenimento della produzione in Italia alle linee guida per il riciclo dei rifiuti tecnologici del Consorzio Remedia, al controllo completo della filiera di Illy Caffè che sin dalla fondazione ha sempre acquistato il caffè direttamente dai coltivatori.